La tutela del diritto d’autore non è censura
Combattere chi ruba ogni anno all’Italia 12.000 posti di lavoro e 2 miliardi di euro è privare qualcuno della libertà?
Stanare i criminali della pedopornografia è negare la libertà a qualcuno?
Rimuovere contenuti nocivi per i minori (come la challenge della cicatrice francese) è una privazione di libertà?
Vogliamo davvero la libertà di truffare, plagiare, adescare, coprire criminali spacciandola per neutralità tecnologica?
Se qualcuno pensa che il “free internet” equivalga a consentire in rete violenze, furti, frodi, spaccio, traffico di armi, Houston abbiamo un problema. Serio.
La tutela del diritto d’autore non è censura
Le dichiarazioni del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, nascono probabilmente dalla mancata conoscenza del lungo percorso che ha portato Agcom a sanzionare la sua azienda.
La multa da 14 milioni di euro non riguarda la libertà di espressione, ma la tutela di diritti e posti di lavoro saccheggiati dalla pirateria. Proprio gli USA subiscono circa 29,2 miliardi di dollari di perdite ogni anno per colpa della pirateria audiovisiva. E il nostro lavoro tutela anche le aziende americane colpite dai pirati (The Walt Disney Company, Amazon, Netflix, Sky, etc…). Dovremmo smettere? Accertato che i servizi di Cloudflare consentivano l’accesso a siti pirata, AGCOM ha applicato la legge chiedendo di rendere inaccessibili questi contenuti. Nessuna collaborazione.
La legge antipirateria n. 93/23 si basa su principio di notice and take down non dissimile da quello previsto dal Digital Millenium Copyright Act USA. Ma contrariamente a quanto fatto, per esempio, da Google, la società non ha voluto collaborare. Perché?
E perché questa minaccia? A Meta, Google, X e Twitch, ad esempio, sono state comminate multe milionarie per la diffusione di pubblicità del gioco d’azzardo.
Tutti i procedimenti sono stati impugnati nelle sedi competenti nel rispetto dei ruoli.
In un Paese come il nostro, in cui la separazione dei poteri è ancora il pilastro dell’Ordinamento, non servono minacce, tantomeno puntando il dito sull’emblema del rispetto e della pace: le Olimpiadi.
Tra l’altro Cloudflare si è dotata di un collegio difensivo di primissimo ordine per interloquire con AGCOM e con i Giudici.
E ci è riuscita bene, tant’è che il Consiglio di Stato, con una recente ordinanza, ha imposto ad AGCOM di dare accesso a Cloudflare a tutti i documenti riguardanti i quindicimila siti pirata ospitati sull’infrastruttura della società, per cui è stata in seguito sanzionata.
Ora che tutto è ancora più chiaro, vedremo nei fatti chi protegge la rete e (anche) le aziende americane e chi, magari involontariamente, aiuta chi le saccheggia.
La vinciamo insieme la medaglia d’oro contro la pirateria e i narcotrafficanti della rete, mister Prince?

