Tempi stretti per il regolamento per la tutela del diritto d’autore. Lo dice ad Affari Legali il commissario dell’Agcom Massimiliano Capitanio.
Domanda. Quali sono i tempi ragionevoli di entrata in vigore di questa novità?
Risposta. Il provvedimento con cui verrà aggiornato il regolamento per la tutela del diritto d’autore è attualmente sottoposto a consultazione pubblica, i cui termini si sono chiusi il 3 aprile scorso. Si tratta di una fase di interlocuzione con tutti i soggetti interessati, dai titolari dei diritti, ai soggetti tenuti ad eseguire gli ordini di oscuramento dei siti pirata, passando eventualmente per le associazioni dei consumatori. Di queste posizioni, si terrà conto nel documento definitivo, che contiamo di pubblicare entro l’estate. Tra l’altro, servirà anche attendere i commenti della Commissione europea, trattandosi di un atto che impatta anche su fornitori di servizi con sede all’estero. Ricordiamo che, a prescindere dagli ordini automatici di Piracy Shield, Agcom si occupa di oscurare i siti pirata da 10 anni.
Come è maturata questa decisione?
Abbiamo avviato il procedimento per aggiornare il regolamento a una serie di novità normative che si sono susseguite negli ultimi mesi, in particolare la legge antipirateria n. 93/2023 che consente l’oscuramento in 30 minuti di una serie di contenuti trasmessi in diretta, non solo sportivi, tra cui le prime visioni di opere cinematografiche, le serie TV, i format, ma anche di altri eventi di grande interesse pubblico come il Festival di Sanremo. A tal proposito, anche se il festival non è un contenuto a pagamento, alcune IPTV pirata sono delle vere e proprie piattaforme di intrattenimento che diffondono tutti i contenuti, con l’effetto finale di imprigionare l’utente e danneggiare non solo le pay tv, ma anche le televisioni tradizionali che vedono pregiudicate le modalità di raccolta dei dati di ascolto e, quindi, la raccolta pubblicitaria.
Quali effetti concreti prevedete nell’operatività applicativa?
Oltre all’ampliamento dei contenuti oscurabili, sicuramente quello di consentire di liberare indirizzi che oggi sono bloccati, perché oggetto di precedenti ordini dell’Autorità. Con il decreto Omnibus, infatti, sono state recepite le istanze di soggetti come gli assegnatari degli indirizzi IP, ma anche dei servizi di connettività come i provider di TLC, che lamentavano il mantenimento del blocco anche su risorse ormai libere da contenuti illegali: il nuovo regolamento conterrà una procedura ad hoc. Ci aspettiamo poi risposte concrete da tutti i soggetti che consentono l’accesso alla rete come VPN, fornitori di DNS pubblici, o servizi come il reverse proxy che sono tenuti a eseguire gli ordini di oscuramento, così come hanno fatto sin dall’inizio le telco italiane, ma che a volte rischiano di apparire complici, come stigmatizzato dal Tribunale di Milano in due recenti ordinanze.
Quali iniziative prevede di mettere in campo Agcom per coinvolgere finalmente tutti gli intermediari coinvolti?
Da quando abbiamo iniziato a sviluppare l’impianto di Piracy Shield è stato convocato un tavolo tecnico con cui ci siamo costantemente interfacciati con gli stakeholders. Se all’inizio alcuni player internazionali non hanno partecipato, o lo hanno fatto solo come osservatori, sembra che la situazione stia cambiando, anche in virtù del Digital Service Act, che rafforza il potere di dare ordini ai servizi intermediari. D’altronde non potrebbe essere altrimenti: la legge è chiara nel coinvolgere tutte le categorie di provider e infatti il giudice, con le due ordinanze a cui facevo cenno, ha imposto a servizi di open DNS e reverse proxy di eseguire i blocchi imposti da AgCom.





