Un’Autorità di regolazione deve conservare la propria indipendenza, ma ha bisogno anche di avere un legame diretto con il Paese reale.

23 Ago 2024 | Interviste |

Intervista a Alessandra Ravetta e Anna Rotili per Prima Comunicazione 31/12/2022.

 

Prima – Con il mese di dicembre si chiude il suo primo semestre in Agcom. Precedentemente era in Parlamento dove ricopriva l’incarico di capogruppo della Lega e segretario della commissione di Vigilanza Rai. Come mai ha deciso di abbandonare la politica attiva per il mandato di commissario in Autorità?

Massimiliano Capitanio – Lasciare il Parlamento non è stata una decisione presa a cuor leggero, soprattutto perché ho toccato con mano la possibilità di fare cose che possono dare una prospettiva al Paese e tra tutte la legge, a mia prima firma, che ha riportato l’educazione civica obbligatoria nelle scuole, oltre al lavoro fatto sulle telecomunicazioni e sulla Rai. La candidatura all’Agcom è stata una sorpresa e motivo di orgoglio: l’elezione dei componenti dell’Autorità avviene con le stesse modalità con cui si elegge il presidente della Repubblica. E anche il fatto che i partiti di opposizione avessero deciso di astenersi e non di votare un altro nome, è stato il riconoscimento del mio lavoro trasversale. La mia presenza nella commissione sulle telecomunicazioni mi aveva avvicinato all’Agcom, facendomi capire il ruolo cruciale di questa Autorità.

Prima – Il fatto che lei fosse un membro del Parlamento, come anche il commissario Giacomelli, ha fatto nascere perplessità sulla sua nomina.

M. Capitanio – Un’Autorità di regolazione deve conservare la propria indipendenza, ma allo stesso tempo ha bisogno di avere un legame diretto con il Paese reale. Voglio dire che questa istituzione nonostante i compiti di regolazione, e l’eccezionale qualità delle persone che ne fanno parte, non può essere un‘accademia. Ma deve essere un po’ fabbrica. Ho valutato questi aspetti e mi sono convinto che il mix tra politica e istituzioni può essere utile e così ho accettato I ‘incarico. Agcom deve accompagnare la trasformazione digitale: una partita strategica per il Paese a cui il Pnnr non a caso destina quasi un quarto delle risorse. Nelle nostre competenze rientrano lo sviluppo della fibra e il coinvestimento per costruire reti ad altissima velocita. E abbiamo ruolo nel porre regole e nel fare azioni per contribuire all’alfabetizzazione digitale degli italiani.

Prima – Nove milioni di famiglie italiane sono escluse dalla copertura della banda larga secondo il Censis.

M. Capitanio – Agcom ha la facoltà di richiamare sia operatori radiotelevisivi sia le piattaforme a delle azioni di alfabetizzazione digitale previste dai regolamenti europei. Un ruolo determinante nel far valere i diritti degli utenti ma anche nel farglieli conoscere.

Prima – Lei è relatore per il regolamento contro la pirateria online, che aggiorna la normativa sul diritto d’autore online di epoca Cardani, con cui avete già inibito milioni di file piratati.

M. Capitanio – Lo implementiamo aggiungendo sei commi all’articolo 9 bis che rafforzano e accelerano l’intervento di Agcom nel contrastare la pirateria digitale. Tra gli elementi innovativi all’esame del mercato ¢ da sottolineare che Agcom potrà disabilitare il sito pirata entro 30 minuti dalla segnalazione invece che i precedenti tre giorni. E questo è possibile grazie al mix tra una tecnologia sofisticata e competenze interne che permettono allo stesso tempo di avere la certezza che si tratti di un sito pirata o un sito legale. Per il momento abbiamo deciso di restringere il campo agli eventi sportivi, ma ci stiamo preparando a un intervento a più ampio spettro mirato ai contenuti audiovisivi e in futuro alla distribuzione di eventi live.

Prima – E che succede con il regolamento sull’equo compenso su cui siete avvitati da mesi. In Francia tutto si è risolto rapidamente con un accordo forfettario tra editori e piattaforme.

M. Capitanio – In Francia hanno lasciato che editori e piattaforme se la vedessero tra loro. La legge italiana ha recepito la direttiva copyright in un altro modo chiamando in ballo Agcom per definire i criteri in base a cui remunerare I ‘editore, nel caso editori e piattaforme non raggiungano un accordo. Come dice il termine stesso si tratta di individuare I ‘equo compenso, ma conservare la certificazione che c’è una proprietà intellettuale. È una partita molto complessa che sta giocando tutta I ‘Europa. Il punto critico è di stabilire il valore univoco a un prodotto che è la notizia e per questo si è spostato il tiro sul valore dell’editore/testata che ha promosso quel contenuto. Anche qui lo sforzo di Agcom è di non appiattire la valorizzazione cercando di riconoscere le peculiarità di ciascun editore. E uno dei regolamenti più complicati di sempre, quasi un unicum a livello europeo. È stata fatta una prima versione e poi si è discussa una seconda versione che ha recepito le obiezioni degli stakeholder: il nostro auspicio è che l’individuazione dei criteri volti a dare un valore al prodotto editoriale servirà alle parti in campo per trovare un accordo equo a prescindere dal ricorso ad Agcom.