L’idea di questa «trasgressione» artistica è nata da un pubblicitario amico del maestro e il Carnà, al secolo Marco Colombo, ha deciso di abbracciare la nuova esperienza.
«Mi sono divertito – ha commentato l’artista – a giocare con questa esperienza. È stato un lavoro di un’estate che ho affrontato con ironia. Sinceramente è stata più che altro una provocazione accademica, volevo dimostrare che i pittori, come invece alcuni amano far credere, non se ne stanno rinchiusi nella loro torre d’avorio. Per l’esattezza si è trattato di un gioco per bambini adulti».
Un gioco ma non solo. Immerso nel suo laboratorio che racchiude i segni tangibili di un’esperienza lunga ormai decenni, un laboratorio capace di esprimere arte anche con il composto disordine delle opere in lavorazione, il maestro Carnà ha voluto spiegare anche il lavoro concettuale che lo ha portato a creare non dei semplici falsi ma dei dipinti, a loro modo, d’autore. «Dietro le mie trentaquattro tavole, che ora si trovano esposte al museo Ferrero ha spiegato il Carnà si nasconde un preciso lavoro filologico. Al di là della provocazione accademica, ho voluto fare una verifica del passato scegliendo i soggetti profani ideali per il mio scopo. E non li ho mai traditi, non ho forzato l’essenza del dipinto: so- no soddisfatto perché le mie tavole erano alla fine perfette, e gli elementi che ho inserito hanno dato vita a un piacevole connubio».
Non tutti i soggetti scelti dal Carnà hanno, però, potuto prestarsi all’intelligente ironia del suo estro. «C’è una legge preci- sa ha continuato il Carnà – la legge Ronchi, che impedisce di riprodurre le opere presenti nei musei italiani e cosi, ad esempio, ho dovuto abbandonare l’idea di mettere mano alla “Venere” del Botticelli».
Oltre al Carnà, sono stati contatti dalla Ferrero altri artisti er il lancio pubblicitario ma sembra vhe le altre opere non abbiano riscosso lo stesso successo di quelle dell’artista carnatese. «Altri pittori – ha spiegato il maestro – hanno scelto di utilizzare delle loro opere ma da quanto so la gente no sembra aver apprezzato la scelta. Le persone comuni che comprano i cioccolatini volevano in ogni caso riconoscere l’opera, per questo hanno apprezzato il mio lavoro. Alcuni li hanno addirittura scambiati per originali e c’è stato chi mi ha chiesto di autografare le riproduzioni trovate nelle confezioni di dolci».
Accompagnato dal sottofondo di musica classica, in un fluire di citazioni che fanno delle sue spiegazioni arte nell’arte, si scopre che il Carnà non è proprio nuovo a simili esperimenti. «Già in passato – ha ricordato il pittore circa dieci anni fa, l’editore Panerai mi chiese di accompagnare con la mia arte la nascita del giornale “Milano Finanza” che ave- va come simbolo il toro, segno del rialzo in borsa. Ebbene, ho dipinto ben quattrocento tori, uno diverso dall’altro, che in quell’occasione vennero distribuiti a tutti gli ospiti. Mi hanno richiamato per il decennale ma ho rifiutato, come rifiuterei se la Ferrero mi richiedesse di ripetere questa esperienza. Sono state occasioni, momenti voluti, dal caso ma terminati in se stessi».
Un’esperienza chiusa, dunque. Una dolce provocazione veloce ed effimera, un gioco di mezza estate destinato a non ripetersi. L’arte del maestro continua a vivere di altre occasioni e di nuove magie.










