No, non è solo musica. Ce lo dice il video diffuso dai Carabinieri di Lecco sull’arresto di un giovane rapper, noto alle forze dell’ordine e alla cronaca per reati, tra cui porto abusivo di armi, rapina e maltrattamenti. La notizia ha avuto un’eco notevole per la notorietà del personaggio, i cui brani sono tra i più ascoltati nel web.
Al di là delle implicazioni giudiziarie, la vicenda si presta a qualche riflessione su quanto le piattaforme POSSANO CONTRIBUIRE ad enfatizzare contenuti indiscutibilmente violenti, secondo un meccanismo semplice:
- la devianza diventa narrazione
- la narrazione diventa contenuto
- il contenuto genera attenzione
- l’attenzione viene amplificata dagli algoritmi.
E più il contenuto è estremo, più performa — risultando perfettamente compatibile con l’economia algoritmiche.
Continuiamo a dire che le piattaforme “non sono editori” e tecnicamente è vero, ma nei fatti decidono cosa vediamo, cosa cresce, cosa diventa rilevante, arrivando anche a proporre modelli per chi non è ancora “strutturato”, anche per ragioni anagrafiche.
Di fronte a questo meccanismo, il punto non è tanto censurare artisti o contenuti scomodi, quanto riconoscere che esiste un’intera area di contenuti leciti ma sistemicamente incentivati perché “funzionano”, a prescindere dalle conseguenze.
Se le piattaforme spingono contenuti estremi, la devianza smette di essere racconto e diventa strategia di visibilità per chi produce il contenuto, comprese le major musicali, e fonte di monetizzazione per chi lo distribuisce.
In questo ingranaggio è chiaro che non siamo di fronte solo a un problema culturale: è una questione di sistema.
La domanda, allora, è scomoda ma necessaria: possiamo continuare a considerare neutrali piattaforme che ottimizzano sistematicamente questo tipo di contenuti? La risposta con ogni probabilità è no, tuttavia il cambiamento prima che normativo e regolamentare deve essere culturale.
Armi e violenza non possono essere premiate, devono essere banditi dalla rete.
In questo quadro, è utile ricordare i poteri attribuiti ad AGCOM per tutelare la sicurezza nell’ecosistema digitale.
In particolare, può imporre alle piattaforme di condivisione video la rimozione di contenuti nei casi di gravità e urgenza, e vigila sulla tutela dei minori da contenuti che possano nuocere al loro sviluppo fisico, psichico o morale, ai sensi dell’articolo 38, comma 1, del TUSMA. Interviene inoltre contro l’incitamento all’odio razziale, sessuale, religioso o etnico e contro la violazione della dignità umana, nonché a tutela dei consumatori, compresi gli investitori. Chiunque può inviare una segnalazione ad utilizzando l’apposito modulo disponibile a questo link.
Agcom può agire anche nei confronti degli influencer rilevanti, sanzionandoli, tra le altre cose, in presenza di contenuti gravemente nocivi per i minori o che inneggiano all’odio. Vedi il codice di condotta e Linee guida a questo link
Infine, nell’ambito del Digital Services Act, può segnalare alla Commissione europee le piattaforme che non adottano misure adeguate per mitigare i rischi sistemici, approfondisci a questo link .










